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OPERE del BREA


La chiesa e le sue opere

Il chiostro

La sacristia

la sala capitolare

La "sala espositiva"

Refettorio, biblioteca...
INTRODUZIONE

Ludovico Brea, suo fratello Antonio Brea e suo nipote Francesco Brea (figlio di Antonio, che abita e lavora a Taggia dal 1538 al 1547), emergono tra i pittori che hanno abbellito le chiese nel distretto di Nizza e nella Liguria di Ponente. Essi fanno parte del gruppo dei cosidetti "primitivi nizzardi (primitifs niçois)". Secondo gli studiosi, Ludovico Brea, il maggiore artista della famiglia, al pari di altri pittori della sua epoca, ha operato con una consistente ed organizzata bottega di collaboratori che hanno coadiuvato il maestro, permettendogli di agire su un territorio molto ampio e di accettare numerosi incarichi da eseguire in tempi ristretti.
Ludovico Brea (Louis Brea, Nizza 1450 ca. - Genova? 1523?) nasce a Nizza, si forma in ambito provenzale, è attivo tra Nizza e Genova. Determinante è per la sua arte la collaborazione a Savona con il pittore lombardo Vincenzo Foppa, seguace di Andrea Mantegna. La sua produzione passa gradualmente da modelli tardomedioevali a modelli rinascimentali liguri e lombardi. Durante la sua attività nell'ambito del San Domenico di Taggia lavora nel convento. Lascia qui ben cinque polittici e l'unico suo affresco nella Biblioteca (non visitabile).

Vediamo le sue opere inserite nelle loro cappelle (le famiglie nobili finanziavano le cappelle e i loro quadri, avevano quindi in esse il diritto di sepoltura per sé e per i propri eredi. Ecco perché nel pavimento della chiesa e delle cappelle si notano lapidi tombali con nomi e date).

Polittico
"Madonna della Misericordia

Polittico
"Battesimo di Gesù

Polittico
"Santa Caterina da Siena"

Polittico
"Annunciazione"

Pala
"Madonna del Rosario"





Cappella PASQUA ( presbiterio)
polittico dedicato alla MADONNA DELLA MISERICORDIA
1483-88: Ludovico Brea e aiuti


Committenza:img Madonna delle Misericordie
Patrocinata dalla famiglia Pasqua, una delle più ricche di Taggia, nell'attuale prebiterio sotto la cui mensa si trovano le lapidi.
La pala rappresenta la Madonna della Misericordia (alla quale è dedicata la chiesa per volontà del vescovo di Albenga, Napoleone Fieschi) ed è la prima opera di Ludovico Brea per il convento.

Stato di conservazione dell'opera:
Come molti quadri qui presenti, il polittico è incompleto, manca della predella, dello scomparto centrale superiore e della cornice.

Soggetto:
La parte centrale rappresenta la Madonna della Misericordia, che protegge sotto il suo manto laici (al seguito dell'Imperatore) ed ecclesiastici (al seguito del Papa) dalle punizioni divine per i loro peccati.
I santi sono rappresentati con i loro simboli o con il simbolo del loro martirio.
In basso, da sinistra a destra, san Domenico (giglio e libro); san Giovanni Evangelista (il giovane adolescente con il calice); san Giacomo il Maggiore apostolo (libro, cappello, bastone e conchiglia sulla spalla destra); san Pietro da Verona o san Pietro Martire (pugnale nella schiena e spada sul capo, a ricordare il martirio subito in questo modo nel 1252). In alto, da sinistra, san Tommaso d'Aquino (penna e libro); una santa sconosciuta (forse sant'Annna, oppure santa Caterina d'Alessandria, compatrona dell'Ordine); santa Caterina da Siena (giglio e Crocifisso); san Vincenzo Ferreri, fervente predicatore in Francia (libro).

In questo dipinto Ludovico Brea è legato alla cultura tardo-gotica. I santi sono collocati su fondo oro, le figure sono piatte, ogni santo è incasellato nel suo scomparto. Ricco e raffinato l'impianto decorativo.

Sempre nel presbiterio, possiamo ammirare:

PANCONE LIGNEO
img Cristo nel pacone ligneo Eccezionale opera di ignoto intagliatore ponentino che ricorda la raffinatezza dei fratelli Gaggini, scultori in Genova.
Lo schienale è diviso in cinque scomparti, i quali recano in alto la testa di Cristo (quello centrale) e di santi in altorilievo. L'opera, da collocarsi tra il 1546 e il 1555, è di stile chiaramente rinascimentale (eleganza, prospettiva, elementi classici).





Cappella CURLO
polittico del BATTESIMO di GESÙ e Santi
1495: Bottega dei Brea


img polittico Battesimo di Gesù
Il polittico è il penultimo tra quelli realizzati dal Brea per il convento. Ritorna ai modelli iniziali.

Committenza:
Famiglia Curlo di Taggia.

Stato di conservazione:
È l'unica pala dei Brea ancora completa, con predella, cornice e, fatto molto raro, con una cimasa in alto sporgente verso lo spettatore. Secondo gli esperti, tale cimasa sarebbe stata aggiunta posteriormente. Questa pala era stata messa all'asta nel periodo dell'esproprio del convento, dopo il 1866. Lo scrittore Tabiese Giovanni Ruffini, figlio di Eleonora Curlo, la riscattò, salvandola dalla dispersione (Battistino Marocco). Questa appare come la ragione più probabile per la quale essa è rimasta intera.

Soggetto:
Nello scomparto centrale appaiono sette figure: Gesù battezzato da san Giovanni Battista; a lato tre angeli che sorreggono le vesti e in basso i committenti, Lazzaro e Benedetto Curlo, inginocchiati. A sinistra san Pietro con le chiavi, sovrastato da san Domenico e un santo in abiti civili. A destra san Paolo, con spada e libro, sovrastato da santa Maria Maddalena e san Sebastiano. Al centro, in alto, una bella Pietà.
Nelle cornici laterali, figure di santi.
Nella predella, Cristo e i dodici apostoli.
Nella cimasa: in centro l'Agnus Dei, a destra e a sinistra lo stemma della famiglia Curlo (l'aquila).

L'opera si ricollega alla prassi più tradizionale, infatti dimostra un forte legame con il tardo gotico negli sfondi dorati. La parte più moderna è la scena del Battesimo, dove si nota la natura, le rocce e la trasparenza dell'acqua in cui sono immersi i piedi di Gesù. La grande cura, la ricchezza delle aureole e delle decorazioni testimoniano il prestigio dei nobili donatori.


In basso, nell'altare, la STATUA DI SANTA GIULIA Vergine e Martire e reliquie di morti paleocristiani, pervenute al convento nel '600, dalle catacombe di Roma.

Nella cappella, sepolture di illustri membri della famiglia Curlo.


Accanto alla cappella, nell'angolo a sinistra, la STATUA DI SAN PIO V, di Giacomo Antonio Ponsonelli, del 1721. L'opera  non appare come in origine, è stata riassemblata dopo una rottura.  I piedi del Crocifisso, staccati dal legno della croce, sembrano fare riferimento all'episodio in cui i nemici del Papa hanno tentato di avvelenarlo, ponendo appunto il veleno su tali piedi che il Pontefice aveva l'abitudine di baciare a lungo. Ma al momento del bacio, Gesù ritrae i piedi, salvandogli la vita.



Polittico di santa CATERINA da SIENA e Sante
1488: Ludovico Brea


img polittico santa Caterina da Siena

Committenza:
Le terziarie e i terziari domenicani di Taggia

Stato di conservazione:
Incompleto, a causa di furti.

Soggetto:
Al centro santa Caterina da Siena con i suoi simboli: Crocifisso, cuore, palma (simbolo romano di vittoria e cristiano di martirio vittorioso: secondo la tradizione la santa aveva le stimmate, considerato martirio per Cristo), giglio (simbolo di purezza ), stoffa rossa (custodia del Vangelo, oppure la stola del Papa). Sotto il suo manto sembra proteggere i terziari domenicani e le suore domenicane. La santa è sovrastata da Dio Padre e da due angeli che sostengono una doppia corona gloriosa di vergine e di martire.
A sinistra sant'Agata (col suo seno nel piatto, fu infatti martirizzata col taglio del seno) e a destra Santa Lucia (con gli occhi nel piatto, fu martirizzata cavandole gli occhi).
In alto a sinistra san Michele arcangelo, giudice delle anime, con spada e bilancia; a destra l'arcangelo san Raffaele che conduce per mano Tobia. Al centro una bella annunciazione vista in prospettiva con l'arcangelo san Gabriele.
Permane ancora lo sfondo oro e le figure piatte, ma Caterina presenta maggior volume ed appare monumentale. Compare la prospettiva nell'Annunciazione.



Polittico dell'ANNUNCIAZIONE o polittico ASDENTE
1490-95: Ludovico Brea


img polittico Annunciazione di L. Brea

Committenza:
Fabiano e Sebastiano Asdente, ricchi mercanti di Taggia.

Stato di conservazione:
Sono andate perdute alcune parti.

Soggetto:
Annunciazione. Ai lati san Fabiano e san Sebastiano. In alto a sinistra san Domenico e a destra san Pantaleone, protettore dei medici e farmacisti (molto venerato in Liguria come santo guaritore), rappresentato in abiti civili. La tradizione ama pensare che questo san Pantaleone sia l'autoritratto di Ludovico, ma questa ipotesi non è assolutamente accreditata.
Il dipinto è innovativo: anche se permangono elementi dorati, in alcune parti è abolito il fondo oro, dietro san Sebastiano compare un albero di aranncio, compare la natura e la prospettiva. In alto e nelle aureole si notano iscrizioni (non si vedono senza il binocolo). Superbo il plasticismo del corpo di san Sebastiano, infatti il Brea qui ha già incontrato a Savona il pittore lombarto Vincenzo Foppa, seguace di Andrea Mantegna, dal quale ha appreso il linguaggio pittorico del Rinascimento.

Ai lati frammenti, forse del polittico di san TOMMASO d'AQUINO, 1943, di FRANCESCO BREA, opera perduta.



pala della MADONNA DEL ROSARIO
1512-13: Ludovico Brea

img Madonna del Rosario

Committenza:
Probabilmente la Compagnia della Madonna del Rosario.

Stato di conservazione:
Il quadro unico, non più un polittico, era circondato dai quindici Misteri del Rosario, tavolette oggi in parte conservate nella sala conferenze.

Soggetto:
Madonna in trono con Bambino tra san Domenico e santa Cecilia, e angeli musicanti. Ai suoi piedi gli ecclesiastici, dietro il Papa, e i laici, dietro l'Imperatore. Madonna e Santi hanno in mano la corona del Rosario.
Si tratta di un dipinto molto importante ed ulteriormente innovativo, rivelatore della maturità artistica di Ludovico Brea. Il contatto col pittore Vincenzo Foppa ha portato il Brea verso il Rinascimento. Si nota la prospettiva, soprattutto nel trono, e la natura sullo sfondo è sfumata come nei dipinti di Leonardo da Vinci. Splendidi i colori e i volti. Questa è una delle pale più importanti in Liguria, perché fornisce una documentazione stilistica attestante il passaggia della pittura ligure dal medioevo al rinascimento


NB: Nella biblioteca del convento (non visitabile) è conservato un affresco di Ludovico Brea, l'unico del pittore, raffigurante la visione di san Tommaso d'Aquino e datato 1945






la chiesa
e le sue opere

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il chiostro

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sacrestia

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sala
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"museo" (sala
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refettorio,
biblioteca...

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Si ringrazia in modo particolare la professoressa Maria Cristina Parodi, autrice del fascicolo "Guida per l'accoglienza ai visitatori " alla quale sono ispirate queste pagine

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